La rivoluzione si chiama Mary

La rivoluzione si chiama Mary

20 apr 2011

Senza fare gli esterofili a tutti i costi, è inutile negare che nel 1970 le forme produttive della tv statunitense e le tematiche trattate fossero anni luce avanti rispetto a quelle italiane. Da noi, le due serie che portano il nome del protagonista (maschile) sono FBI – Francesco Bertolazzi Investigatore e I racconti di padre Brown, interpretate rispettivamente da Ugo Tognazzi e Renato Rascel. Sì, c’è uno sceneggiato che ha nel titolo un nome femminile, I giovedì della signora Giulia, ma in realtà i protagonisti sono un avvocato e un poliziotto chiamato a indagare sulla moglie del primo. L’unica “donna” davvero protagonista è Pippi Calzelunghe. 90° minuto muove i suoi primi passi e l’idea di una soubrette in studio è ancora molto di là da venire. Di audaci ci sono giusto le minigonne di Sabina Ciuffini, valletta nel secondo grande quiz della storia della televisione italiana, Rischiatutto. Ma insomma, il ’68, le donne autonome e liberate che stanno rivendicando i loro diritti e dando una nuova immagine del sesso (ex) debole, dove sono? Per trovarle, bisogna cercare oltreoceano.

Uno degli emblemi di quest’aria di rinnovamento arriva sulla CBS, ma in Italia si vedrà solo più di dieci anni dopo, peraltro senza nemmeno troppo successo. Lei si chiama Mary Tyler Moore, e la sit-com, tanto per non dare adito a dubbi, è intitolata The Mary Tyler Moore Show. Mary (l’attrice, non il personaggio) ha 34 anni e tenacia da vendere. Assieme al secondo marito, il produttore televisivo Grant Tinker, forma un’accoppiata d’incredibile forza. Tanto per cominciare, non viene girata mezza inquadratura della serie fino a che il canale televisivo non accetta le condizioni (quasi capestro) poste dalla coppia: totale autonomia per quanto riguarda ideazione, produzione e casting (da cui devono essere esclusi volti noti, condizione che invece farebbe molto comodo alla rete). Tinker è sicuramente una volpe nel suo mestiere, ma anche la moglie ha saputo farsi un nome che le permette questo potere contrattuale. Dopo alcuni spot televisivi negli anni Cinquanta, è apparsa nel ruolo di segretaria nella serie Richard Diamond, Private Detective. Più avanti verranno messe in luce anche le sue doti recitative, ma con quella serie vengono alla ribalta in primis le lunghe e splendide gambe. Considerando che la serie va in onda dal 1957 al 1960, siamo dieci anni avanti anche rispetto ai pur nobili arti inferiori della Sabina nazionale. Tra il 1961 e il 1966 Mary è stata invece l’impareggiabile partner di Dick Van Dyke in un’altra serie che porta il nome del protagonista (The Dick Van Dyke Show)

Ma eccoci al 1970 e finalmente al “One Woman Show”. Mary (Brooks, cioè stavolta il personaggio, non l’attrice) è una splendida trentenne indipendente, che vive da sola in un appartamento di poche pretese di Minneapolis. Il suo lavoro è quello di assistente produttore al telegiornale di una rete privata. Mary (l’attrice, o il personaggio, come preferite) diventa ben presto un’autentica icona: riesce a mostrarsi abbastanza indipendente da essere considerata un punto d’arrivo per le donne, statunitensi e non solo. Nel contempo è anche abbastanza gentile e disponibile da essere apprezzata anche dai maschietti, per questo suo femminismo non bellicoso ma di sostanza. Il mondo sembra non concederle molto, eppure lei riesce a conquistarsi i suoi spazi. E Mary (stavolta attrice) si conquista anche quattro meritatissimi Emmy (una piccola parte dei 29 vinti dalla serie), nonché un numero di riconoscimenti lunghissimo da elencare, che culmina nel 1980 in una nomination molto ambita al di fuori dell’ambito televisivo, quella all’Oscar, conquistata per l’interpretazione in Gente comune di Robert Redford.
The Mary Tyler Moore Show termina nel 1977, anche se in realtà prosegue con ben tra spin-off sempre prodotti dalla MTM Enterprises, società dei coniugi Tinker, Lou Grant (che da noi ha più seguito della serie matrice), Rhoda e Phyllis. In Italia, nel frattempo, è arrivata un’immagine di donna finalmente libera e liberata? Scorrendo il palinsesto del 1977 la risposta è sconsolante: nulla di nulla negli sceneggiati e ballerine in abiti succinti in Bambole non c’è una lira, dove appena appena spiccano Isabella Biagini e Loredana Berté. L’unica vera (co)protagonista è Sandra Mondaini, ma accanto al marito, a dare un’immagine della donna rassicurante e senza grilli per la testa…

Mary (né l’attrice né il personaggio, semplicemente la donna), negli anni, ha meno fortuna dello show che porta il suo nome. Deve fare fronte a un secondo divorzio, al devastante suicidio del figlio Richie e a qualche problema con la bottiglia. Alcune nuove serie da lei interpretate vengono cancellate dopo una manciata di episodi. La forza d’animo per andare avanti, però, è la stessa dell’assistente produttore al telegiornale. Così, oggi, Mary vive serena accanto al suo terzo marito, il dottor Robert Levine, si dedica a opere di beneficenza e quando vuole può andare a Minneapolis ad ammirare la statua dedicata al suo più celebre personaggio.


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2 commenti

  1. Emanuele /

    Andrà in onda tra agosto e settembre su Fox Retro

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