Quanto ci manca Orzowei

Quanto ci manca Orzowei

26 apr 2011

Dimenticato da alcuni e ignoto a molti delle generazioni più giovani, il maestro Alberto Manzi è in realtà uno dei personaggi più importanti della storia della televisione italiana. Dopo aver fatto parte del Battaglione San Marco durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1954 si trasferisce in Sud America per compiere delle ricerche scientifiche. Tornato in Italia lavora come educatore presso il riformatorio di Porta Portese, difendendosi a pugni dai suoi studenti prima di riuscire a vincerne la diffidenza e guadagnarne la fiducia. I dirigenti della RAI lo scelgono allora per condurre la trasmissione Non è mai troppo tardi. Attraverso 484 puntate, dal novembre 1960 all’estate 1968, milioni di adulti ancora analfabeti impararono a leggere e scrivere grazie a lui, mettendosi davanti alla tv ogni giorno lavorativo in quella che oggi viene definita fascia preserale. Era, quella, un’Italia che ancora faticava a parlare italiano – figurarsi a scriverlo – e la trasmissione finì per avere un ruolo fondamentale nell’educazione scolastica e culturale degli italiani. Non a caso fu chiusa quando lo Stato portò la scuola dell’obbligo fino alla terza media.

Scritto mentre Manzi si trovava in Amazzonia tra gli indios Kiwari, a metà degli anni ’50, Orzowei è incentrato proprio sull’insegnamento. E’ quello che si usa definire “romanzo di formazione”, con un adolescente in cerca del suo posto in un mondo che ancora non conosce, ma è anche un romanzo dalla forte componente antropologica. Manzi decide di ambientarlo nell’Africa del Sud invece che in Sud America, affidandosi alla fantasia per non correre il rischio di farsi intrappolare dalle sue esperienze personali, e non si pone più di tanto il problema della veridicità. Racconta la storia di un bambino bianco abbandonato nella foresta e allevato da una tribù Bantu, dalla quale non viene mai completamente accettato e che non ha nessuna intenzione di permettergli di superare la Grande Prova che rappresenta l’ingresso all’età adulta. Isa – l’Orzowei, il trovato – incontra prima un membro di una tribù boscimane e poi un trapper boero disposti a prenderlo sotto la loro ala protettrice, ma dovunque vada Isa viene sempre considerato uno straniero. Pur essendo stato educato da tutti e tre i popoli, non appartiene a nessuno dei tre: «Io non so cosa sono. Sono Swazi, sono Boscimano, sono bianco. E forse non sono niente di tutti e tre o sono tutti e tre messi insieme».

Prodotto dalla romana Oniro Film e dalla bavarese RM Productions, l’adattamento televisivo di Orzowei è diviso in 13 puntate da 25 minuti. Fu trasmesso da RAI 1 a cadenza settimanale a partire dal 28 aprile 1977 ed è forse oggi ricordato più per la sigla degli Oliver Onions che per i suoi contenuti. In realtà, la serie diretta dall’esperto Yves Allégret unisce perfettamente quello spirito di avventura esotica che fu tra le ragioni del successo del contemporaneo Sandokan con la valenza sociologica del romanzo. Nonostante una produzione attenta ma non certo ricca l’ambientazione è convincente, e le sceneggiature – firmate dallo stesso Alberto Manzi – sono avvincenti e per nulla retoriche. Cosa tutt’altro che facile per un prodotto che, mutuando un dialogo del romanzo, si propone di «far capire al tuo popolo che siamo tutti uguali, affinché non ci sia disprezzo, né odio. Perché, pur cambiando il colore della pelle, ed il taglio degli occhi, e la statura, abbiamo però un cuore che è uguale per tutti […] Solo se ci comprenderemo a vicenda, solo se guarderemo al cuore, e non al colore della pelle che quel cuore ricopre, solo allora potremo vivere insieme, felici. Se no… se no sarà la fine di tutti».

In questa televisione italiana che ci ritroviamo oggi, totalmente incapace di rinunciare alle ambientazioni borgatare e ai personaggi in divisa (foss’anche solo quella da prete o da medico), una storia come quella di Orzowei sarebbe inconcepibile. E dalle mediocri professionalità che si vedono spesso in onda, sarebbe impossibile aspettarsi un lavoro attento come questo. Quanto manca una produzione come Orzowei, alla televisione italiana…


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31 commenti

  1. Astrid /

    Peccato che la serie Orzowei non ancora apparso su DVD.

  2. Il Centro Alberto Manzi (http://www.centroalbertomanzi.it/) mi segnala tre iniziative riguardanti Manzi che si terranno a Torino ai primi di settembre: un convegno sull’analfabetismo in Italia, una mostra video-fotografica sull’opera pedagogica di Manzi e una mostra-gioco dedicata alle famiglie per far scoprire ai bambini i libri di Manzi e le sue storie. Maggiori informazioni nel sito del Centro.

  3. Massimo /

    Anch’io rivoglio Orzowei in tv. Oltre ad essere un bellissimo telefilm insegnava un valore fondamentale, che siamo tutti uguali a prescindere dalla razza cui apparteniamo. Valore che paradossalmente vale molto più oggi che non negli anni 70, visto che andiamo sempre più verso una società multirazziale.
    Ma possibile che con tutti i nuovi canali digitali di cui dispone la rai non riescano a trovare una piccola nicchia in cui inserire questo telefilm? Potrebbe trovare uno slot su rai 5 o su rai storia,
    E colgo l’occasione anche per ricordare un’altra bellissima serie degli anni 70: Sandokan. Anch’essa dimenticata, se non fosse per la canzone di Van de Sfroos a Sanremo che ce l’ha fatta ricordare per qualche minuto (grazie Davide).

    • Eh, io ho ancora i 45 giri con le sigle sia di Orzowei che di Sandokan… Ma Sandokan l’hanno rifatto mi pare una decina di anni fa, quando poi hanno presentato il seguito. Orzowei invece è proprio scomparso. Ma è verissimo quello che scrivi, potrebbe essere ancor più utile oggi rispetto a 35 anni fa, quando gli immigrati stranieri in Italia erano ancora pochissimi. Purtroppo la RAI ha sempre dimostrato di sfruttare malissimo il proprio magazzino titoli; capisco lo stile registico assolutamente “vecchio”, ma come te anch’io non riesco a credere che non si troverebbe un posto su qualche canale del digitale terrestre per una serie come questa. Basterebbe volerlo.

  4. Plissken /

    All’epoca vidi tutte le puntate di Orzowei. Ero parecchio giovine, e sulle prime questo “Tarzan” mingherlino con un nome da prima colazione mi suscitò sensazioni prossime all’ilarità, accompagnate fortunatamente anche da una certa curiosità. Dico “fortunatamente” in quanto un po’ alla volta rimasi coinvolto dalle peripezie del personaggio, tanto che della serie ho un buon, per quanto vago, ricordo.
    Sandokan mi sembrava fosse un po’ antecedente ad Orzowei, ma forse mi sbaglio: in verità, come credo per molte persone, ne ho un ricordo più definito e coinvolgente.

    Sulle serie italiane contemporanee sarebbe da stendere un velo pietoso: tra preti, suore, caraBBinieri, polizia, pompieri e medici tutti ostentatamente “de Roma” (con rispetto parlando) non se ne può più. Anzi mi correggo, in realtà il problema non sussuste: guardo giusto un paio di episodi, per avere la concreta certezza di poterne parlare male senza remore di sorta. Poi passo decisamente ad altro.

    Modestamente, sono cresciuto con i telefilm degli Anderson, mica p*lle, erano avanti a noi già trent’anni fa (ed oltre).

    Oggi (per i miei gusti personali) gli inglesi hanno perso leggermente terreno rispetto agli americani, che oltre ad “OZ”, o “the wire” e così via (altro che CSI, NCIS, CNIB….) hanno prodotto la più bella e coinvolgente serie che io abbia visto negli ultimi 10 anni, ovvero “The Shield”, che nonostante l’età, è avanti a noi di cinquanta lustri.

    Per cui ben venga una nuova messa in onda di “Orzowei”: rispetto alle attuali serie italiane, è più avvincente e sicuramente all’avanguardia. ;-)

    • Sandokan andò in onda all’inizio del 1976, Orzowei nella primavera del ’77. Non esattamente coincidente ma sufficientemente vicino da definirlo “contemporaneo”. Io avevo 5 anni, per cui presumibilmente la mia prima visione è coincisa con una qualche replica quand’ero in età scolare. Dubito avessi notato la povertà di mezzi rispetto ai telefilm statunitensi che all’epoca seguivo sempre con passione, ma rivedendola oggi appare ben curata nonostante dimostri in pieno la sua età e la sua artigianeria.

      La tv inglese in realtà ha il grande vantaggio di costruire stagioni brevi, che impediscono agli sceneggiatori di rovinare una buona idea annacquando il brodo. Ma il meglio mi sembra che ormai lo dia con le miniserie. Negli Stati Uniti invece abbondano anche lì polizieschi e affini, quindi è normale che noi li si scimmiotti. Male, ovviamente.

  5. Plissken /

    Grazie per la precisazione, non ricordavo le date inerenti Sandokan ed Orzowei.
    Riguardo le serie inglesi ve ne erano parecchie interessanti: ricordo “il prigioniero”, “i sopravvissuti”, “the avangers” ed altre ancora. Concordo sul discorso inerente le stagioni brevi: proprio nella saga di “Spazio 1999″ degli Anderson si è notato un palese calo della qualità in seguito al dilungarsi della serie.

    Di italiano di primo acchito mi viene in mente “A come Andromeda” che all’epoca mi piacque parecchio, pur avendo probabilmente visto una replica successiva al ’72 (in quanto in tale data avevo solo otto anni). Anche di “Gamma” ho un buon ricordo.

    A dire il vero, parlar male delle serie italiane odierne mi sembra un po’ come sparare sulla Croce Rossa, ma tant’è.
    A volte mi pare quasi impossibile che certe “fiction” continuino ad avere successo.. mah.

    Riguardo i polizieschi, è vero che negli Stati Uniti abbondano per tradizione, ma perlomeno c’è una costante evoluzione: non vorrei sembrare prevenuto ma l’impressione che ho è che qui da noi si pensi a fare serie televisive rivolte al solo pubblico di “Domenica in”… per cui, appunto, il prefisso cambia da “e”(voluzione) ad “in”.

    Tornando ad Orzowei, non è escluso che prima o poi venga nuovamente trasmesso dalla Rai, i canali digitali sono nati da poco e forse, chissà, verrà “ripescato”. Sarei curioso di sapere come reagirebbe un adoloscente oggi prendendone visione.

    • Sono certo che un adolescente del XXI secolo disprezzerebbe la prima puntata di Orzowei e non seguirebbe le altre. Ciò non toglie che una replica sul digitale sia doverosa, e spero vivamente che alla RAI sia rimasta una copia della serie in condizioni sufficientemente buona da permetterla.

      Di “A come Andromeda” avevo visto qualche puntata, “Gamma” invece non la conosco. Un mio amico mi parla sempre di “Sounds”, altra vecchia serie italiana che io non ho mai visto. Diciamo che poi all’epoca c’erano al lavoro professionalità e investimenti ben migliori di quelli che si vedono oggi e i risultati ne giovavano. C’era anche il Maigret con Gino Cervi, tanto per fare un esempio… L’anno scorso ho visto “La cittadella” con Alberto Lupo del 1964, che rispetto alla fiction con Massimo Ghini di pochi anni fa è un capolavoro. E’ inutile, per fare cose di buon livello, da noi oggi, bisogna spendere un sacco di soldi. Se si va negli investimenti medi si scade nel mediocre: un paio di serie di pochi anni fa che ho rivisto per scriverne sono talmente orrende che non so se vale la pena scriverne…

  6. Plissken /

    “Sounds” non la conosco, nemmeno io l’ho mai vista. “La cittadella” invece la ricordo: non mi entusiasmò all’epoca (forse ero troppo piccolo per apprezzarne i contenuti) mentre di Maigret ho un ottimo ricordo.

    Riguardo la situazione odierna, forse oltre ai soldi servirebbe un po’ di coraggio. Voglio dire… l’impressione che ho è che si continuino a fare sempre e comunque delle serie fotocopia l’una dell’altra, anche se una volta in toga ed una volta in divisa.
    Sembra che le famiglie italiane siano rimaste agli anni ’50.
    Non sopporto inoltre la costante presenza dell’elemento “simpatico” (!)(Frassica & company) forse retaggio di sta benedetta/malefica “commedia all’italiana” che a mio modesto parere ha esaurito la propria vena artistica decenni fa.

    Il già citato “The Shield” ad esempio, non è certo una serie per educande, eppure nonostante sia stata trasmessa in seconda serata inoltrata ha riscosso un buon successo (perlomeno a livello mondiale) e penso sia equiparabile artisticamente ad espressioni da Cinema con la “C” maiuscola. Eppure non è una serie ad alto budget, tutt’altro. Quel che conta sono le anzitutto le idee, e la perizia e bravura dei registi e degli interpreti.
    Un lavoro in sinergia di carattere eccezionale, per ben ottantotto episodi.
    Da noi, ammesso vi fossero degli autori (ne dubito) in grado solo di avvicinarsi a tale livello, temo sarebbero costretti ad inserire un “Don Tonino” con espressione a metà tra un bracco e l’italiota medio, con annesso manipolo di bambinetti all’apparenza cattivi ma che in fondo in fondo sono bravi guaglioni, poverini…

    Insomma, nessuno si arrischia a produrre un qualcosa che non abbia un certissimo rendiconto, e quindi destinato al “solito” pubblico di cui sopra che non chiede di meglio.
    Eppure le espressioni artistiche dovrebbero essere al di sopra del pensiero comune, non succubi. Se lo si fa altrove, perché non qui?

    Riguardo Orzowei, può essere in effetti che non possa essere compreso o meglio apprezzato da un adolescente odierno. Spero comunque anch’io in una replica, anche perché, è vero, non si trova nulla né in DVD né in rete.

    Concludo il discorso anche perché mi rendo conto di persistere nell'”off topic” e non so se sia lecito continuare in questa sede, anzi mi scuso per le divagazioni.

  7. federicaronzino /

    sapete dove si trovano i riassunti dei capitoli??

  8. Jorge /

    Hi everyone,
    My name is Jorge and I’m a Spanish fan of the Orzowei series. Forgive me for writing this comment in English as my Italian level is short. Well, what I wanted to tell is that I’m a friend of another Orzowei’s fan. She is German and made a wonderful website dedicated to Peter Marshall a few months ago. It is called Peter Marshall Orzowei Memorypage. I’ve worked with her to include some information about his life in this page. The only thing is, it’s written in German. So for those of you that can’t read German, you just have to use an Online translator. This is the site: http://www.petermarshall.de/

    Hope you like it!
    Grazie mille a tutti.

    Jorge

  9. laura /

    dopo tante ricerche in rete queste sono state le informazioni raccolte:
    Orzowei non è mai piu stato ritrasmesso perche purtroppo le puntate sono andate perdute in un incendo alla rai (proprietà rai per cui presenti solo li). A giro in rete si trova solo il primo episodio… contattando privati sono riuscita trovare persone che hanno fino al sesto episodio, ma niente piu del sesto… gli altri sono introvabili… erano 13 in tutto.

    • Davvero un peccato. Però essendo una coproduzione mi pare strano che pure i tedeschi l’abbiano perso, anche se probabilmente la società è fallita e chissà che fine ha fatto il magazzino.

  10. Ragazzi in Germania e’ stato pubblicato il dvd di ORZOWEI.. Perche’ in italia no?

    • Perché la Rai non è esattamente organizzatissima, nell’ambito dell’home-video dei suoi prodotti. Se anche hanno perso in un incendio le loro uniche copie, potrebbero benissimo utilizzare i master tedeschi e ridoppiarli, ma sicuramente ritengono che non valga la pena dal punto di vista economico.

  11. ciao a tutti se come dite i filmati di orzowei sono andati perduti… mi spiegate perchè dopo moltissime ricerche ho visto che sul sito http://www.caratv.net c’è nel loro archivio e in lingua italiana??

  12. Francamente non conosco il sito in questione, per cui non posso dir nulla sul loro catalogo. Ma a me non risulta che la RAI abbia mai prodotto versioni home-video di Orzowei. Invece esiste il dvd della versione tedesca. Fai caso che sul sito non è indicata in quale lingua è la trasmissione. Non escudo quindi che loro abbiano la versione tedesca. Si potrebbe anche contattarli direttamente, visto che hanno un’e-mail…

  13. Ciao a tutti! La informazioni sulla serie, la produzione, i retroscena sono irreperibili su internet, come se ogni traccia fosse stata volutamente cancellata. Ma con gran eccitazione vi segnalo che FINALMENTE almeno in Germania è stato pubblicato il DVD della serie completa. Anche in Germania era stata replicata una sola volta, poi bandita perché considerato inappropriato per gli adolescenti, e per giunta l’11a puntata era andata distrutta, con gran rammarico di chi pagava soldoni per avere una copia della trasmissione! Invece eccolo qui, resuscitato, intero, con qualità dignitosa, purtroppo solo in tedesco e senza extra (se si esclude il “booklet” di 2 paginette contenente il testo copiato paro paro dal su citato sito della sfegatata fan tedesca [o austriaca?] Viola Zeller).
    Io l’ho ordinato addirittura tramite Amazon.it
    Collegatevi velocemente prima che si esaurisca!
    Curiosità: nella versione tedesca c’è una bella voce narrante fin dalla prima scena, sembra che Manzi stesso stia raccontando la storia. La sigla iniziale è diversa da quella famosa italiana, anche se la classica melodia è riconoscibile nella colonna sonora generale all’interno degli episodi. Ma alla 4a puntata spunta finalmente la canzone originale dei fratelli De Angelis, se pur nella versione cantata in inglese.
    Tanta la nostalgia a rivedere questa serie. Colpiscono le espressioni da pesce lesso e le movenze da giraffa dell’efebico Peter Marshall, ma forse è proprio per questo che lo adoreremo per sempre!
    Ultima curiosità: se spulciate attentamente il materiale di stampa raccolto nel sito della Zeller scoprirete le vere origini del misterioso Peter Marshall. Pace all’anima sua. Sarai sempre nei nostri ricordi, sempre più lontano, via così… :’-]

  14. Viola Zeller /

    Hi everyone,

    I’m the page owner of http://www.petermarshall.de
    I’m German, I live in Austria and created this site because there was almost no information material about Peter in the web. I have helped with photo material to complete the DVD. But in the end I had no influence on the design of the DVD and how the product has finally come on the market. That’s what I wanted to tell you. And by the way: I’m no groupie I’m just simply a true fan of Peter.

    Greetings from Austria

    • Jorge /

      Hi Viola,
      I can only say: Many, many thank for your great effort to make possible this beautiful, amazing and complete site about Peter, however it is a pity that the DVD does not contain subtitles in other languages. I know that I’ve helped you very briefly with some info and articles but you have been the true creator of this wonderful initiative. Congratulations from Spain!

  15. Xibi /

    Noi stiamo leggendo orzowei a scuola e devo dire che mi piace anche perché si descrivono le emozioni del personaggio e forse la serie le fa capire un po’ meno rispetto al libro ma mi piacerebbe comunque vedere questa famosa serie ma se davvero si sono riuscite a trovare solo le prime sei puntate e siccome so che alla maggior parte dei ragazzi e degli adolescenti non piacciono molto i vecchi film allora perché non rifare una serie moderna che possa attirare anche i giovani di oggi ??

    • Come ho scritto nell’articolo, purtroppo le stazioni televisive italiane non hanno più il coraggio di proporre questo tipo di storie. Preferiscono rimanere a preti, poliziotti e insegnanti, profondamente radicati nel territorio italiano. Una storia come quella di Orzowei potrebbe al massimo vedere la luce in una collaborazione internazionale, ma dubito che gli attuali dirigenti italiani abbiano mai letto il romanzo o visto la serie originale, quindi è difficile che ne possano capire le possibilità.

  16. Xibi /

    Bhe invece dovrebbero anche perché a noi (la mia classe) è piaciuto molto e ci ha preso e appassionato e siccome ora i canali trasmettono anche molti programmi per ragazzi io in prima persona so che una storia come questa potrebbe attirare l’attenzione di molti giovani. Inoltre sarebbe anche una serie molto educativa visto che comprende anche l’argomento del razzismo.

  17. Alberto /

    Ciao a tutti,

    Anch’io mi ricordo di questo telefilm, anche se molto vagamente per quanto riguarda la trama. Ricordo la sigla ma soprattutto che mi piaceva molto.
    Atmosfere e tematiche molto simili vengono affrontate in un cartone animato giapponese trasmesso solo da tv private e sempre di quel periodo : Ryu il ragazzo delle caverne.
    Per chi ha nostalgia di orzowei ma non può vederlo consiglio questo. Si trova nella versione dvd.
    Ciao

    • Vero, molte cose possono essere assimilabili. Ryu è un prodotto precedente, sia come manga sia come cartone, per cui probabilmente contiene ancor più ingenuità di Orzowei (io ho visto poche puntate e non ne ho poi molti ricordi), però è vero che piuttosto che non vedere proprio questo tipo di storie allora meglio vedere Ryu.

  18. Il Centro Alberto Manzi tra qualche mese presenta la mostra “Maestro raccontami il mondo” a Bologna, protagonista Orzowei. Le info saranno su: http://www.centroalbertomanzi.it e su Facebook. Grazie, Alessandra

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