Il fattore Fran Drescher

Il fattore Fran Drescher

27 nov 2012

Fattore C era il titolo di una trasmissione che peraltro di “C” ne ha avuto poco, visto che è durata lo spazio di un mattino. Il debutto di Francine Joy Drescher nel mondo del cinema è proprio all’insegna del “fattore C”, ma senza metafore, intendendo proprio le specifiche rotondità a fondo schiena. Certo, pensando a veline e vallette odierne, viene da chiedersi cosa ci sia di nuovo e di strano: una discreta parte (percentuale eufemistica per non offenderne troppe) di loro sta dove sta proprio grazie ai glutei. Nel caso di Fran, la cosa anomala e che non è il suo, di sedere, a lanciarla nel rutilante mondo dello spettacolo, bensì quello di John Travolta. La giovane e spigliata Fran, infatti, sogna fin da piccola di fare l’attrice ed esaudisce il suo sogno a vent’anni, nel 1977, nel film di culto (con la t) La febbre del sabato sera. È una parte piccola, ma celebre proprio per la pacca che, con gran disinvoltura, la Drescher rifila in discoteca al didietro del ballerino Tony Manero.

Nata a Flushing (Queens, New York) il 30 settembre 1957, nella vita è molto diversa dalla ragazzina sbarazzina diretta da John Badham sul grande schermo. Seria e determinata, a quindici anni studia recitazione mentre frequenta le scuole superiori. Il suo corso di studi aggiuntivo le frutta anche una conoscenza che le cambia la vita: incontra Peter Marc Jacobson, futuro produttore televisivo. A ventun anni, il 4 novembre 1978, lo sposa. Ovviamente, essendo due aspirati attori, cercano di fare fronte comune per sfondare nel mondo dello spettacolo, ma finito il college si iscrivono entrambi a una scuola di cosmetica. Conseguita la licenza, aprono un piccolo salone dove con 5 dollari è possibile farsi tagliare i capelli. Purtroppo la storia della cosmesi dovrà fare a meno di loro perché, pur senza sfondare mai davvero, Fran continua a recitare in film misconosciuti, apparendo solo ogni tanto anche in produzioni di prestigio. Nel 1981, per esempio, recita in Ragtime: dietro la macchina da presa c’è Milos Forman, davanti un James Cagney al suo ultimo film per il cinema e un giovane attore di belle speranze di nome Samuel L. Jackson. In tutti gli anni Ottanta la si vede in soli sette film, l’ultimo dei quali è il curioso UHF, diretto dal bizzarro Weird Al Yankovic.
Sono però gli anni Novanta a cambiarle la vita, ma non tanto il grande schermo – per il quale si fa ricordare in due film accanto all’istrionico Robin Williams, Cadillac Man (con anche Tim Robbins) e Jack (diretto da Francis Ford Coppola) – quanto il piccolo, perché è la televisione a darle notorietà internazionale. A partire dal 1993 è infatti l’irresistibile protagonista della sit-com The Nanny. La protagonista da lei interpretata, Fran Fine, è una ebrea newyorchese del quartiere di Queens, proprio come lei. E proprio come i suoi, anche i genitori della protagonista si chiamano Morty e Sylvia. Nella finzione scenica, però, Fran perde il lavoro di consulente matrimoniale e si rifà una vita nel ruolo di balia (assolutamente sui generis) dei tre figli di un ricco produttore (altra curiosa analogia con la vita vera della Drescher). Il perché di tutte le analogie tra la vita della Drescher e quella del suo personaggio è presto spiegato: Fran, oltre che protagonista, è infatti cocreatrice della serie, autrice, regista occasionale e produttrice esecutiva. L’ultimo ruolo lo svolge con un team di cui fa parte anche Jacobson, suo marito fino al 1999 (ultimo loro anno di matrimonio e anche di messa in onda della serie: sarà voluto anche questo?). Un ultimo legame tra realtà e finzione è Chester, il cane della Drescher che più volte appare anche nella situation comedy.

Se le ultime righe vi ricordano la trama de La tata… be’, è proprio di quello che stiamo parlando. L’adattamento italiano ha infatti cambiato un po’ di cose rispetto all’originale trasmesso dalla CBS: la protagonista da noi non è più ebrea ma cattolica e italiana, viene ribattezzata Francesca Cacace e le viene dato come luogo di nascita Frosinone (nella frazione di Rocca di Papa). Se in originale c’è la mamma di Fran, Sylvia Fine, da noi diventa la zia di nome Assunta. E così anche il padre di Francesca, che appare sempre di spalle, in terra italica diventa zio Antonio.

Mentre il successo de La tata non accenna a diminuire, comunque, l’attrice si mette alla prova anche come scrittrice: Enter Whining, piacevole autobiografia in chiave umoristica, ottiene un ampio gradimento tra i lettori. Nel 2000 le viene però diagnosticato un cancro all’utero, ma Fran lo vince e racconta la battaglia nel suo secondo libro Cancer Schmancer, del 2002. E qui il “fattore C” si mescola a una grande determinazione. Peraltro, ironia della sorte vuole che la sigla della sit-com la presenti proprio facendo riferimento al suo didietro. L’inizio, infatti, tradotto suona più o meno così: «Era al lavoro in un negozio di articoli per sposi, a Flushing, nel Queens, fino a che il suo ragazzo non la buttò fuori con una di quelle scenate. Che cosa poteva fare? Dove poteva andare? Era fuori (seduta) sul suo sedere»…


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Un commento

  1. Serie simpatica, niente di eccezionale, ma si guarda volentieri. Qualche volta mi capita di vedere delle repliche e di farmi qualche risata :D

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