Il sesso con i calzini

Il sesso con i calzini

15 mag 2012

Katie e David sono sui quarant’anni, si amano e hanno due figli meravigliosi: il loro matrimonio funziona a meraviglia, se non fosse per il fatto che non fanno sesso ormai da un anno. L’equilibrio comunque funziona, fino a che lei non realizza il problema e decide di affrontarlo. Carolyn e Palek stanno tentando da tempo di avere un bambino, e per loro il sesso è diventato una specie di compito a casa per l’unico obiettivo. Il loro rapporto può sopravvivere a un eventuale fallimento? Infine, Jaime ha paura di essere tradita, ma riesce comunque a sabotare la relazione con l’uomo che ama, per riuscire a mantenere il controllo su se stessa e la propria vita. Queste sei persone sono unite dal fatto di essere pazienti della stessa terapista di coppia, che cerca di consigliarli pur avendo lei stessa un fantasma che grava sul proprio matrimonio.

La narrazione si concentra in modo ossessivo sui rapporti tra i personaggi, lasciando in secondo piano quasi tutti gli altri aspetti delle loro vite, con un’insistenza morbosa ma funzionale, che diventa la vera peculiarità della serie. Ogni parola, ogni non detto, può essere fondamentale per la sopravvivenza di una coppia o di un equilibrio personale, in un approccio che non è però quello freddo e distante dell’esperimento di laboratorio. Quella proposta dagli autori è una serie senza una vera e propria storia forte, in cui solo una delle linee narrative, quella di Catie e David, sembra avere qualcosa di simile a un punto d’arrivo. L’interesse dello spettatore va a legarsi quindi alla fascinazione, se non all’identificazione, che i personaggi possono suscitare: da questo deriva la scelta di dividere i protagonisti fra personaggi appartenenti a fasce d’età e condizioni sociali piuttosto diverse.

L’aspetto per cui la serie si è fatta più notare è forse quello dei rapporti sessuali tra i protagonisti, veramente tanti e non sempre inseriti alla perfezione nella trama, ma usati talvolta come l’appuntamento fisso di un procedurale. Una fetta della critica statunitense è rimasta scandalizzata dall’eccessivo realismo di queste scene, ma il taglio che viene dato non è comunque quello del voyeurismo gratuito: visti i fuochi su cui si concentrano le diverse trame, girare lo sguardo dall’altra parte non avrebbe avuto alcun senso.

Nessuna colonna sonora, fatta eccezione per un’unica canzone alla fine di ogni episodio; una regia sì efficace, ma che si rifà un po’ troppo a una certa estetica indipendente; un ritmo interno delle scene che è davvero quello della vita reale e una lentezza nello svolgimento della singola puntata che talvolta si fa sentire. Il risultato finale, nonostante qualche incertezza su una delle linee (quella di Jaime) e l’inconsistenza di un’altra (quella della terapista, sviluppata poco e male), ha una sua identità difficilmente riscontrabile altrove e riesce anche ad appassionare, a patto di non cercare un’evasione dalla vita reale ma anzi voler andare incontro a qualcosa di potenzialmente vicino. Peccato solo per la risoluzione, che cerca di mettere con la forza un punto fermo alle storie senza averlo preparato adeguatamente, così che sembra dover arrivare per forza, rovinando in parte il finale di serie.


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Un commento

  1. Anonimo /

    bello a me è piaciuta

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