La giustizia della spada

La giustizia della spada

18 apr 2012

Progetto di punta del canale a pagamento Starz, Spartacus: Blood and Sand, non è decisamente una serie per palati fini. Nel ripercorrere le arcinote gesta dello schiavo trace che divenne gladiatore e capo di una rivolta, il team dell’autore Steven S. DeKnight non ha lesinato su tutto quello che può essere facilmente snobbato in quanto spettacolo di bassa lega: una pioggia di combattimenti girati al rallentatore con un infinito amore per lo splatter, donne discinte ed estremamente disponibili a qualsiasi pratica sessuale, un linguaggio degno del migliore scaricatore di porto. Al di là del gusto estetico, tanto seduttivo quanto a rischio di ridicolo, cosa c’è sotto la superficie? Nient’altro che un puro melodramma in cui il protagonista viene sottoposto a qualsiasi tortura e umiliazione, prima di avere una reale possibilità di avere giustizia. Una giustizia che, per quanto passi attraverso la scoperta pubblica della verità e delle trame dei malvagi, deve essere sempre impartita con la spada. Il mondo di Spartacus e i suoi valori sono giustamente lontanissimi dalle sfumature della televisione moderna, vivono di passioni assolute e codici d’onore infrangibili, ma è proprio quest’ottica che permette alla serie di appassionare davvero chi accetta il patto proposto.

Blood and Sand racconta le origini del mito di Spartacus: la sua vita come gladiatore nella casa del lanista Quinto Lentulo Batiato e di Lucrezia, il suo desiderio di vendetta contro il legato Glabro, responsabile della sua schiavitù, la rivalità con Crisso, il campione di Capua. Tredici episodi conditi dagli elementi sopra indicati e arricchiti dalle ottime interpretazioni di Andy Whitfield, Lucy Lawless e un immenso John Hannah nelle antiche vesti di Batiato, magistrale signore del male e al tempo stesso ultimo tra i romani. Questa prima serie riesce a creare una sufficiente tensione grazie ad un ottimo intreccio delle trame legate ai personaggi principali, anche se una certa ripetitività affiora fin dall’inizio: in ogni episodio sembrano doverci essere un numero preciso di minuti dedicati agli allenamenti dei gladiatori, una o più scene di sesso e uno scontro più importante, di solito nell’arena. Lo schema riesce comunque a reggere e offrire uno spettacolo gradevole fino agli ultimi episodi, dove la storia riprende quota e torna a essere epica come da intenzioni, grazie al clamoroso rilascio di tutte le tensioni accumulate fino a quel momento, come d’altronde è nel programma del tradizionale melodramma.

A causa della malattia che ha colpito Andy Whitfield (e che in seguito ha portato alla sua prematura scomparsa) la produzione della seconda stagione non può iniziare subito, e così si opta per la soluzione del prequel. Nasce la miniserie in sei episodi Gods of the Arena, che esplora il passato recente del lanista Batiato e il suo incerto tentativo di ascesa nella società romana, di pari passo con le vicende del precedente campione di Capua, Gannicus. Gli ingredienti sono gli stessi della serie originale, ma qui viene posta una maggiore attenzione alla definizione degli obiettivi dei personaggi, che guadagnano moltissimo in termini di spessore, Batiato e il Doctore su tutti. La new entry interpretata da Dustin Claire e una maggiore varietà di ambienti e situazioni riescono a fare di Gods of the Arena un prodotto assolutamente degno della serie in cui si inserisce, che si conquista una propria identità molto interessante.

Vengeance, l’ultima serie ad oggi prodotta, presenta invece alcune contraddizioni. Seguito di Blood and Sand, riprende la storia interrotta con un nuovo e meno efficace Spartacus (Liam McIntyre), puntando alla chiusura del cerchio e alla risoluzione di tutte le vendette lasciate insolute, quella del protagonista su tutte. Con un cambio di antagonisti mai del tutto riuscito, i primi episodi stentano a decollare, tra schiavi disorganizzati in fuga e scontri poco interessanti. È significativo che la serie riprenda quota proprio quando la storia si decide a tornare nell’arena, per offrire quello che ha di meglio: combattimenti tra eroi animati da profonde passioni. Per il resto, gli intrighi degli antagonisti sono stavolta meno interessanti che in precedenza, e tutta la costruzione della trama è sbilanciata verso un’attesa della resa dei conti finale, comunque soddisfacente.

La serie è stata rinnovata per il 2013: rimane da vedere cosa potranno mettere sul piatto gli autori dopo aver necessariamente bruciato alcuni dei personaggi più interessanti. Nonostante la sensazione che il meglio sia stato già offerto, Spartacus si trova nel momento migliore per un rinnovamento quasi completo, e la Storia ha ancora molti episodi da offrire ad autori e spettatori…


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2 commenti

  1. Alessio /

    Ottima recensione, complimenti.

  2. Plissken /

    Concordo con Alessio.

    Ho avuto modo di visionare “Blood and Sand” e “Gods of the arena” ed in effetti la recensione esplica appieno i tratti salienti di queste serie. All’inizio mi aveva un po’ infastidito il ricorso allo “splatter” ed alla morbosità insita nel ricorso a scene di sesso a go-go: non certo per falsi moralismi, ma perché pensavo fosse un espediente per catturare audience mediante espedienti “di grana grossa” appunto. Magari è proprio così (chissà) ma effettivamente lo script si rivela ben presto avvincente tanto da far passare in secondo piano sia la ripetetitività dello schema descritto in recensione sia l’abbondanza di “slasher-porn” a cui ci si abitua (potrebbe essere altrimenti?) ben presto.

    D’accordissimo quindi sul fatto che “lo spettacolo risulta gradevole” e che la serie si lascia guardare ben volentieri, anche per una certa perizia degli autori nello scegliere gli interpreti (spicca è vero John Hannah ma anche gli altri non sono male) e fior di gnocche da denudare.

    Riguardo gli interpreti, mi ha rattristato non poco la scomparsa del povero Andy Whitfield, proprio quando aveva forse posto le basi per un solido successo.

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