Quattro donne per un viaggio

Quattro donne per un viaggio

8 nov 2011

Gli anni 60′. Gli Stati Uniti d’America. Il sogno di un cambiamento per tutte le donne, per scardinare una società vecchia e maschilista. I night club, gli alcolici a profusione, le sigarette. Chiunque a questo punto avesse già immaginato gli uffici di un’agenzia pubblicitaria di successo sarebbe fuori strada, ma non di moltissimo. Pan Am, la nuova creatura della ABC, condivide con Mad Men molte cose, a partire dal periodo storico di sfondo fino al grande lavoro svolto sui personaggi. Questi e altri elementi bastano per dire che quella in analisi non è altro che la serie della AMC spostata tra aeroplani e scali? Fortunatamente gli autori cambiano il sesso dello sguardo sulla società dell’epoca, puntano su una prospettiva più intima ed evitano di riscaldare le storie delle protagoniste in modo troppo banale. Il risultato è una serie dal tratto meno caratteristico, più apertamente sentimentale e tagliata su un pubblico femminile, ma che promette anche più di un intrattenimento gradevole.

Nel 1963, la Pan Am è una delle maggiori compagnie aeree del mondo, anche grazie alle sue hostess, la cui bellezza e gentilezza sta diventando un vero e proprio standard di riferimento per qualsiasi ragazza. Una delle tante squadre fisse è composta da Maggie (Christina Ricci), una brillante idealista che sogna di incontrare il presidente Kennedy, la francese Colette (Karine Vanasse), intraprendente ma riservata, e infine le sorelle Laura (Margot Robbie) e Kate (Kelli Garner): se la prima è l’immagine di una donna quasi succube degli altri fuori tempo massimo, la seconda sembra essere di ben altra foggia, ma una cosa è essere la pecora nera della famiglia, un’altra è lavorare sotto copertura per la CIA. Ogni episodio un viaggio verso una città diversa, la possibilità di scoprire un mondo per poche ore, e il peso dei propri ricordi da portarsi dietro, sostenendosi l’un l’altra e sognando un futuro più semplice.

La serie eredita dagli anni ’60 non solo un’ambientazione, ma anche il contesto dei generi che ne compongono la struttura e si legano ai diversi personaggi. Difficile fare una spy story con uno sfondo più avvincente di quello della guerra fredda, o vedere qualcosa di più incoraggiante di una persona che crede nel presidente Kennedy e nella possibilità di un cambiamento. Tutto questo potenziale viene narrato con una mano apprezzabile, tramite una struttura multilineare che riesce a far convivere le quattro protagoniste e i loro problemi sullo stesso aereo in modo indolore. Semmai desta qualche perplessità il freno posto da una spessa patina di ottimismo che aleggia su questi primi episodi. Se è vero che un’eccessiva consapevolezza del futuro avrebbe rovinato la spontaneità dell’insieme, molte situazioni vengono presentate con un po’ troppa ingenuità per lo spettatore contemporaneo, che ha già assistito al fallimento di molte utopie dell’epoca.

Fotografia e regia tendono a un aspetto brillante e colorato ma senza esagerare, avendo memoria di quello che era l’aspetto delle produzioni d’amore e d’avventura dell’epoca, e distanziandosi dall’atmosfera più secca e reale che si respira in Mad Men. Dal punto di vista della recitazione, Kelli Garner e soprattutto Karine Vanasse spiccano sulle loro due colleghe, un po’ rigide e dispensatrici di smorfie, ma comunque tutto il quartetto conserva un’alchimia di cui non ci si può lamentare. Meno felice la scelta dei (co)protagonisti maschili che, anche a causa di una minore attenzione in fase di scrittura, danno vita a dei figurini decisamente piatti. In fondo però, poco importa, visto che l’attenzione è focalizzata essenzialmente sulle quattro protagoniste e il concept che vuole in ogni episodio un viaggio verso una meta diversa e un nuovo approfondimento delle loro vite, in un ottimo equilibrio. Ma il viaggio delle nostre hostess rischia di essere molto breve, dato che dopo un discreto inizio gli ascolti sono calati vistosamente e anche in questa stagione le accette dei network hanno già mietuto più di una vittima…


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