Tutto, per la ditta!

Tutto, per la ditta!

24 giu 2011

Dura, la vita in ufficio: il lavoro, le tensioni con gli altri reparti, il capo fuori di testa, gli esperimenti scientifici potenzialmente letali, il/la collega che con te non ci starà mai, e via dicendo. Qualcosa. in questo elenco. può sembrare anomalo, ma è l’idea di base di Better Off Ted: coniugare un ambiente d’ufficio appena più brillante del normale con delle situazioni del tutto fuori di testa. Situazioni che comunque derivano da esagerazioni grottesche del reale, come la ricerca scientifica che produce prodotti inutili ma dai rischi elevatissimi o delle politiche aziendali a dir poco sanguinarie. Una premessa anche interessante, in cui è facile ritrovarsi, ma molto sottile, che perde molta forza dopo appena due stagioni da 13 episodi ciascuna.

Ogni episodio vede il protagonista e narratore Ted Crisp alle prese con uno dei mille problemi del settore ricerca e sviluppo della Veridian Dynamics, un’importante multinazionale che sembra occuparsi davvero di tutto, dagli oggetti per la casa fino alle armi nucleari. Seppure abbia delle piccole manie, Ted appare come il più normale metro di riferimento per osservare un nucleo di altri pazzi, a partire dalle due donne della sua vita: Veronica e Linda. La prima è il suo boss, oltre che vecchia storia di sesso sul lavoro; un essere privo di sentimenti e di comprensione per la natura umana, con cui è tutt’altro che semplice fare i conti. Personaggio sulla carta interessante, ma indebolito dall’interpretazione di una Portia de Rossi che oscilla tra una versione esagerata del suo vecchio personaggio di Ally McBeal e un eccesso di insopportabili smorfie. Linda è invece una figura con alcuni tocchi insoliti, ma troppo appiattita su un ruolo di bacchettona e nuovo interesse sentimentale di Ted. A regalare qualche sorpresa in più è l’inscindibile coppia di scienziati Phil e Lem, gli unici personaggi che gli autori hanno reso abbastanza folli e quindi interessanti in un contesto del tutto paradossale come quello prescelto. Il loro continuo palleggiare tra un approccio anche troppo emotivo e uno invece puramente razionale a qualsiasi situazione si presenti, innesca le dinamiche migliori della serie, le meno prevedibili.

Sebbene alla serie non manchi una dose di cattiveria sufficiente ad affrontare gli argomenti messi sul piatto, gli autori infilano quasi sempre Ted e i suoi colleghi in situazioni che sanno di già visto, sprecando il potenziale interesse per i protagonisti in storie generalmente piatte. Se la scelta di non creare dei tormentoni comici laddove ce ne sarebbero potuti essere parecchi rappresenta un minimo segno di ricerca, i personaggi sono inesorabilmente portati a ripetere se stessi. Better Off Ted viene cancellata dopo nemmeno due stagioni (gli ultimi episodi della seconda non sono stati nemmeno trasmessi, dalla ABC) a causa degli ascolti insoddisfacenti e la cosa purtroppo non stupisce, nonostante episodi meritevoli come Racial Sensivity e Jabberwocky. In un momento in cui si è affermato The Office, viene difficile accettare una serie con un’ambientazione simile ma il cui genere di umorismo sembra essere rimasto molto più indietro, neanche gli autori avessero preso come riferimento i film dedicati a Fantozzi. Nota di merito per i finti spot della Veridian Dynamics, brillanti e caustici quanto avrebbe dovuto esserlo l’intera serie.


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