Citiamoci addosso!

Citiamoci addosso!

26 ago 2011

Guardando Community si ha molto spesso la sensazione di trovarsi di fronte a una specie di raccolta del meglio che si può vedere normalmente in una serie comica statunitense. Situazioni classiche di quell’universo nordamericano misto di televisione protetta e battute demenziali, un assortimento prevedibilmente multietnico dei protagonisti, un’ambientazione abusata come quella del college. Se sulla carta la serie non possiede un potenziale particolarmente brillante, il risultato è invece uno dei migliori degli ultimi anni, sia in termini di divertimento generale che di qualità dei singoli episodi. Questo lo si deve a delle ottime performance da parte dei protagonisti (anche nei rari casi in cui i dialoghi non sono stati all’altezza delle storie), ma soprattutto alla capacità degli autori di concepire il singolo episodio come un vero e proprio piccolo film, originale o parodia non importa più di tanto.

L’avvocato Jeff Winger si vede revocare la propria laurea ed è così costretto a tornare all’università e ricominciare da capo a dare tutti gli esami. Il primo giorno al Greendale Community College, mentre tenta di fare colpo sull’attraente biondina Britta Perry, il brillantone si ritrova involontariamente inserito in un gruppo di studio formato da gente piuttosto fuori del comune. Dallo sboccato magnate della finanza Pierce Hawtorne fino all’allucinante studente di cinema Abed Nadir, convinto di vivere in una serie televisiva, non uno del gruppo si salva e Jeff ha modo di rendersene conto fin da subito. Con il passare del tempo e l’accumularsi di situazioni sempre più imbarazzanti, però, il nostro imparerà a convivere con loro ed apprezzare la spontaneità di questa specie di famiglia.

Pochissime serie, anche negli ultimi anni, si sono prese con successo la stessa libertà di variare che è propria di Community. Qualsiasi schema che possa portare a una ripetizione nella struttura degli episodi viene ignorato, e con una consapevolezza invidiabile: gli autori stessi ci giocano sopra, mettendo in bocca ai personaggi delle battute che ironizzano sulle poche costanti della serie, come il rapporto altalenante tra Britta e Jeff o il ruolo di guida che quest’ultimo riveste fin dall’inizio per il gruppo. Quest’impostazione, anarchica nei limiti del possibile, ha permesso (anche grazie alla continua rotazione di un gruppo molto numeroso di sceneggiatori e registi) un rinnovo costante e un livello qualitativo piuttosto buono con molti episodi memorabili, tra cui varrebbe la pena di citare almeno tutti quelli legati al paintball, oltre a Physical Education, Cooperative Calligraphy e Paradigms of Human Memory. Ciascuno di questi titoli potrebbe essere da solo una dimostrazione di come la serie dà il meglio di sé quando non si prende minimamente sul serio, ma anzi si abbandona alla parodia sfrenata non solo dei titoli più prevedibili (Guerre Stellari, i film di Sergio Leone) ma di quegli usurati meccanismi che guidano le serie più tradizionali («Oh, tutto questo non fa un po’ troppo prima stagione?» detto da uno dei personaggi nella puntata di apertura della seconda stagione!).

Certo, gli esperimenti falliti di Community sono più orrendi di un normale episodio brutto di una serie più comune: casi abominevoli come Intermediate Documentary Filming o Critical Film Studies sono lì a testimoniare come anche solo venti minuti possano essere davvero lunghi. Senza contare Abed’s Uncontrollable Christmas, che in quanto a orrore fa a gara solo con l’episodio musicale di Grey’s Anatomy. Ma sono cose che si perdonano a una serie che nelle sue due prime annate ha saputo intrattenere, divertire, e soprattutto sorprendere. Serie che acquista un valore aggiunto per chi possiede una cultura minimamente approfondita in fatto di cinema e televisione, spettatori per cui le vicende di Jeff e soci possono diventare un autentico oggetto di studio, se non di culto. Resta solo da vedere come la serie potrà sopravvivere al procedere degli anni, visto che di cartucce ne sono state sparate già tantissime e il timore principale è ora quello di assistere al lento inaridirsi delle idee e al dilagare della ripetizione dei personaggi. Calamità toccate purtroppo a una serie come Scrubs, inizialmente anche migliore di questa.


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