Una vecchia partenza

Una vecchia partenza

13 ott 2011

Inutile girarci intorno: su Terra Nova la Fox ci ha puntato, eccome. La campagna pubblicitaria è stata massiccia, e il continuo rinvio della messa in onda è stato ampiamente discusso, contribuendo a generare una certa paura verso il prodotto finito. Una paura amplificata dalla progressiva diffusione di dettagli sulla trama e sulle perplessità dei produttori, dettagli che lasciavano immaginare un Jurassic Park serializzato con degli effetti speciali scadenti. Ora, finalmente, i due episodi che compongono l’apertura della serie sono arrivati negli Stati Uniti come anche in Italia e i dubbi hanno lasciato il posto ai fatti. Siccome si è detto di non girarci intorno, diciamolo subito: Terra Nova conferma in pieno tutti i peggiori timori che si potevano avere sul suo conto, e ha anche altre brutte sorprese. Ma forse c’è ancora speranza per il futuro.

La trama svela fin da subito la classicità dell’impianto generale mettendo sul piatto ambienti, personaggi e situazioni che provengono dalla fantascienza cinematografica più tradizionale. In un futuro non troppo lontano, le risorse del pianeta sono ormai esaurite, e così le famiglie di al massimo quattro persone vengono fatte emigrare nella preistoria, tramite un portale che conduce attraverso una breccia temporale scoperta per caso. Tra queste famiglie ci sono gli Shannon, il cui padre viene però rinchiuso in carcere per avere avuto tre figli anziché due come la legge vorrebbe. La moglie e i figli si trovano così a dover organizzare un (per nulla) complesso piano per farlo evadere e partire insieme alla volta del passato. Ad attenderli oltre il portale c’è un mondo nuovo e pieno di pericoli, provenienti da una natura sconosciuta e, ancora una volta, dall’uomo…

La prima mezzora è forse la migliore, dal punto di vista narrativo ma soprattutto visivo: il design del futuro allo sbando ha un suo innegabile fascino e la fotografia lo riproduce piuttosto bene. Qualcuno ha lamentato che in realtà si tratta esclusivamente di un antefatto troppo lungo e blando, ma è invece benvenuto, considerando che in questo mondo del futuro la storia non tornerà probabilmente più. Dopo il passaggio dei protagonisti nel portale e l’inizio quindi della serie vera e propria le cose vanno decisamente peggio, a cominciare da un vistoso calo di ritmo e da una semplificazione dei problemi messi in gioco davvero snervante. La storia si siede sulla location per mostrarci qualcosa di decisamente già visto (Jurassic Park, sì, ma anche Fuga da Absolom e tanti altri film), cominciano le svolte forzate (l’entrata del protagonista nel corpo di polizia) e quelle davvero prevedibili (l’entrata in scena dei ribelli, il ragazzo che fugge dalla recinzione).

La prudenza con cui Terra Nova è stato realizzato va al di là di quella di un comune prodotto mainstream, è quella di un prodotto vecchio fin dalla sua stessa concezione. La rigida divisione dei personaggi fra buoni e cattivi, gli adombramenti della trama futura troppo ingenui e invadenti, la credibilità dei personaggi sacrificata a favore della loro simpatia: tutte scelte che spostano l’età media del pubblico possibile troppo verso il basso, per un prodotto del 2011. Quella che viene presentata come la serie di fantascienza del futuro è in realtà un innocuo prodotto per la famiglia (di cui tra l’altro si rimarca fastidiosamente il valore) degli anni ’80, quasi del tutto privo di reali ambiguità e con una regia totalmente priva di sorprese che a mala pena rende interessanti le scene degli attacchi dei dinosauri. Già, i dinosauri, sulla cui cattiva realizzazione grafica si sono spese tante parole: rispetto a degli ambienti anche ben fatti e potenzialmente interessanti questi colossi in computer grafica sono decisamente poco interessanti, perfino meno di quelli (realizzati dal vivo) dell’originale Jurassic Park o degli alieni del contemporaneo Falling Skies, senza uscire da casa Spielberg.

La speranza che rimane dopo questi due faticosi episodi è che gli autori abbandonino la correttezza e la prevedibilità che li contraddistinguono e facciano esplodere davvero il potenziale che alcune battute sibilline poste a chiusura del secondo episodio lasciano intendere. Per restare sul genere, in una televisione che ha visto passare Lost e Battlestar Galactica non c’è posto per un racconto così ovvio e privo di qualsiasi lato oscuro come quello che questo doppio pilota lascia intendere


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