Uno sceneggiato da record

Uno sceneggiato da record

4 lug 2011

Quando il marketing ancora non imponeva di chiamare gli sceneggiati “fiction” e le stazioni televisive si contavano sulle dita delle mani, tutta Italia si sintonizzò su Rai 2 per seguire la storia di Kunta Kinte, adolescente del Gambia reso schiavo e deportato in quelli che stavano per diventare gli Stati Uniti d’America. La stessa cosa che era successa un anno e mezzo prima negli Stati Uniti. Andato in onda sulla ABC dal 23 al 30 gennaio 1977, Radici aveva  totalizzato una media 80 milioni di spettatori a puntata, con il 66% di share medio. L’ultima puntata fu seguita da 100 milioni di persone, praticamente la metà dell’intera popolazione statunitense, e ancora oggi è la terza trasmissione televisiva più vista di tutti i tempi dopo il finale di M*A*S*H e l’episodio di Dallas in cui sparano a JR. Un successo clamoroso per un prodotto così anomalo da far temere ai produttori la più totale débâcle.

Nella televisione statunitense dell’epoca era estremamente raro vedere serie drammatiche con protagonisti personaggi di colore, tantomeno con l’uomo bianco a fare il cattivo (figuriamoci poi in quella italiana), così – pur gettandosi nel progetto con il massimo impegno vista la sua importanza e l’eco ottenuta dal libro di Alex Haley da cui è tratto – i produttori della ABC avevano preso tutte le contromisure possibili per evitare una diaspora di spettatori e limitare le perdite economiche. Iniziando dalla creazione di alcuni personaggi bianchi tutt’altro che malvagi, passando attraverso il cast ricco di volti noti anche per ruoli da comparsa (OJ Simpson, ad esempio, recita in una sola scena nel primo episodio) e arrivando fino alla decisione senza precedenti di trasmettere l’intera miniserie in serate consecutive invece che a cadenza settimanale. Il risultato, come detto, fu epocale, e non è sbagliato definire Radici come una delle produzioni più importanti della storia della televisione. Forse addirittura la più importante in assoluto, considerato l’impatto che ha avuto su tutte le produzioni che sono venute dopo e sul modo stesso di concepire la televisione da parte dei network.

Al di là della sua importanza storica, comunque, Radici resta una serie scritta benissimo. Esaltata da dialoghi splendidi (straordinari soprattutto nella parte africana ma giustamente profondi, anche se un pizzico retorici e troppo moderni, una volta arrivati in America), la trama risulta coinvolgente e appassionante anche per lo spettatore del XXI secolo. Per quanto sia la storia di Kunta Kinte quella che oggi si ricorda più facilmente (e quella in fondo più dura), anche quella di Gallo George è molto ben costruita e decisamente emozionante, ma è comunque tutta l’epopea della famiglia Haley dal Gambia fino al Tennessee passando per Virginia e North Carolina che sa colpire e commuovere. Un pugno di scene, qua e là, sono davvero mal scritte e mal consigliate, ma altre sono davvero eccezionali – ad esempio quella nella quinta puntata in cui Tom insegna a Vecchio George come fare il sorvegliante, o quella in cui Toby decide di rimanere con la sua famiglia invece di scappare dalla piantagione. E la scena del taglio del piede nella terza puntata fa ancora impressione…

Sorprende, però, vedere l’insipienza di molti attori di contorno così come la rozzezza della messinscena in diversi momenti. Certi svarioni tecnici sono davvero inspiegabili per una produzione di questa importanza, per quanto non è detto che gli spettatori dell’epoca potessero notarli. Nessuno dei quattro registi che si sono alternati alla guida della serie fa una gran figura, ma tutti e quattro tengono saldamente in mano le redini del racconto, dando buon ritmo alle 8 puntate da 90 minuti. Puntate che, nel complesso, ottennero 30 nomination agli Emmy Award vincendone 9, generando un seguito due anni dopo e segnando un’epoca non solo nel costume televisivo mondiale ma anche nel mondo della cultura statunitense. Se c’è una serie televisiva che si può paragonare a Quarto Potere per l’influenza rivoluzionaria che ha avuto sul linguaggio del suo medium – per quanto in questo caso più a livello tematico che tecnico – questa è proprio Radici.


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4 commenti

  1. Andrea /

    Peccato che non siano disponibili i DVD della prima serie!

  2. Anonimo /

    METTI IL FILM COMPLETO SU YOU TUBE!!!!!!!!!!!!!!!!!

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